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Venerdì 25 Gennaio 2008
Il Myanmar... COMMENTO SULL´INCONTRO DEL 22 GENNAIO.
Myanmar ma anche Cina, Messico, Darfur: sono tutti luoghi che non possiamo dimenticare, mai.
Dobbiamo dire grazie ad Amnesty International da sempre schierata contro le sistematiche violazioni dei diritti umani nel mondo se la nostra attenzione riesce a rimanere alta su queste terribili situazioni. Ma dobbiamo anche dire grazie all’amministrazione comunale di Rivalta, anch’essa vigile e interessata ad informare i cittadini delle problematiche umane mondiali.
Già l’11 dicembre scorso, con la serata dedicata alle donne di Ciudad Juárez, capitale dei crimini contro le donne, siamo stati invitati a riflettere su atroci violenze e il 22 gennaio un altro argomento è stato affrontato, quello della Birmania o Myanmar, nome pre-coloniale di questa terra sede di grande cultura ma anche di grande ignoranza e crudeltà.
La sala della Cappella del Monastero non era gremita: peccato, è stata davvero una serata formativa per tutti coloro che non vogliono dimenticare.
Gli ospiti erano illustri e hanno dato il loro contributo umano e professionale per aiutarci a comprendere meglio la situazione.
Grazie all’intervento della dott.ssa Comba ci siamo inoltrati nella fitta rete di religioni che ha caratterizzato la storia del Myanmar. Bellissimi monumenti, maestose statue di Buddha hanno accompagnato il suo racconto: scopriamo così che il buddismo birmano, chiamato Theravada, è ricco di elementi che appartengono a religioni arcaiche e che influiscono sulla vita quotidiana di monaci e laici.
Il dott. Canal ha poi spiegato la situazione geo-politica del paese: è stato scioccante venire a conoscenza dei 3000 morti che la giunta militare, attualmente responsabile della dittatura in Birmania, ha causato nel 1988 e dello stato di continua guerriglia in cui vive il paese da quella data. E della prigionia di Aung San Suu Kyi, a capo dell’opposizione e premio Nobel per la pace, una donna che è agli arresti domiciliari dal 1990, perché la giunta non permette libertà di espressione politica differente dal pensiero militar-nazionalista.
I diritti umani vengono quindi sistematicamente negati, nonostante il Myanmar faccia parte dell’ONU e abbia aderito ai principi della Dichiarazione Universali dei Diritti dell’Uomo, sottolinea nel suo intervento Alessandro Azzolina di Amnesty International. Il suo racconto è stato forse quello che ha colpito di più il pubblico. Ci ha infatti dato una nuova visione dei tumulti scoppiati il 26 settembre scorso e che sono durati tre giorni. Le manifestazioni, in cui sfilavano pacificamente studenti e monaci buddisti, è stata accompagnata da proiettili ad altezza uomo, da cecchini che miravano ai presunti leaders, da lacrimogeni e fumogeni, segno che la giunta non solo sapeva chi colpire, ma anche che si era precedentemente organizzata in modo da zittire il più presto possibile la folla. Mica per niente i forni crematori pubblici hanno funzionato a pieno regime durante quelle tre notti, nonostante secondo la giunta i morti sono stati solo 10… E chi è riuscito a sfuggire sia dall’esercito sia dai gruppi para-militari di civili vestiti da monaci infiltrati nel gruppo è finito nelle “celle dei cani”, dei veri e propri buchi di 2 metri per 2 senza sapere nulla del proprio destino e senza poter parlare con anima viva.
E’ questo un modo di vivere umano? E’ questo un modo di governare legittimo? Speravamo di non vedere più scenari da shoa, da sterminio e da prigionia, ma tuttora ciò è presente nel mondo e non solo in Myanmar. Come fare allora per risolvere questa situazione?
Sicuramente gli Stati e l’ONU dovrebbero attivarsi, iniziando per esempio ad agire sul pino umanitario ed economico: non possiamo dimenticare le ricche risorse naturali che la Birmania possiede, dalle gemme, al legname, al petrolio che fan gola a molte industrie occidentali. Sono tutti soldi che finiscono direttamente alla giunta militare che possiede il controllo totale su tutto e tutti.
L’Unione Europea si sta muovendo e ha dato l’incarico del dialogo a Piero Fassino, un uomo vicino a noi come idee e come origini, il che ci lega indirettamente a quei luoghi.
Ma anche noi possiamo fare qualcosa: non dimenticare mai, informarci sempre e magari visitare il luogo splendido che è la Birmania, in modo intelligente e rispettoso, avvicinandoci ai laici ma anche ai monaci che ogni giorno vivono e pregano senza poter toccare neanche una moneta per mangiare. Ci possono insegnare molto, dobbiamo solo ascoltare e non dimenticare.
Daniela